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Continua il tour in giro per l'Italia, alla ricerca di pratiche ed esempi in tema di produzione culturale indipendente: oggi tocca a Cristina Alga di Clac Palermo.

Cosa fai per lavoro?

La project manager e il community engagement per i progetti di CLAC.

Cosa vorresti fare per lavoro?

Quello che faccio ma dedicando più tempo alla ricerca e alle attività sul campo.

Perché fai ciò che fai?

Perché ho scelto di fare un lavoro che potesse contribuire al cambiamento e ho scelto di fare in modo che il mio lavoro non fosse separato da ciò che per me è importante (la bellezza, l’uguaglianza, il mare, l’amore, il rispetto …).

Secondo te come si trasforma uno spazio fisico in un luogo?

Mettendoci dentro delle persone che se ne prendono cura e dandogli dei valori di riferimento, connotandolo.

Ci fai almeno 3 esempi di trasformazioni Spazio/Luogo che hanno avuto un buon esito?

Direi l’ex monastero dei benedettini a Catania che prima era solo la sede della facoltà di lettere e ora grazie a Officine Culturali è uno spazio conosciuto e amato da tutta la città; le Case del quartiere di Torino; Farm a Favara;

Cosa pensi dell'interconnessione tra i centri di produzione culturale indipendenti in italia?

Ci conosciamo (alcuni, non tutti) ma non credo si possa parlare di interconnessione reale ad oggi. Credo che il modello delle grandi reti stile Trans Europe Halles sia difficile da perseguire e forse non necessario. A livello nazionale, meglio pensare ad alleanze strategiche su obiettivi mirati (un esempio potrebbe forse essere il lavoro di ricerca e mappatura sui community hub fatto da Avanzi con Kilowatt e altri).

Quali sono stati i momenti più bui nel tuo lavoro e perché?

Direi due tipologie:

1) Quelli in cui non riuscivo ancora a vivere serenamente la mancanza di futuro, non è un lavoro in cui puoi progettare a lungo termine, devi imparare a vivere di resilienza e adattamento, sapere che cambierai, avere fiducia in te stesso e nel tuo gruppo e nella vita, non c’è quella dinamica costruttiva delle “belle sorti e progressive” che caratterizzava i lavori delle generazioni precedenti, non c’è carriera, c’è resistenza e a volte questo mi ha fatto paura specie nei momenti di debolezza o solitudine

2) Quelli in cui ti pare che la fatica sia inutile, che non hai le forze per incidere davvero.

Quali sono stati i momenti più belli nel tuo lavoro e perché?

Quando ho visto persone giovani crescere con noi, quando i bambini arrivano al museo e si mettono a correre, quando una cosa è ben fatta e tu lo sai, quando riconosciamo di essere un gruppo attivo e generoso che condivide professionalità e valori, quando di Palermo si parla con orgoglio perché abbiamo fatto una cosa bella, quando sento che sono nel posto giusto e quando sogno, soprattutto quando sogno (perché questo è un lavoro che comprende il sognare!).

Cosa è per te l'open source?

La prima cosa a cui penso sono le cose informatiche che essendo in formato aperto tutti ci possono mettere mano e migliorarle. Ma Open Source è anche un movimento di pensiero, un modo possibile di stare nel sistema indirizzandolo verso dinamiche di relazione aperte e accessibili.

Quali implicazioni sociali e politiche ha per te l'open source?

Intelligenza collettiva, riappropriazione collettiva del sapere, opposizione alla mercificazione dei dati e al potere finanziario connesso, migliore qualità della vita dovuta alla migliore circolazione delle informazioni libere.

Cose che vorresti che la scuola avesse/facesse/innescasse?

Le 3 cose che vorresti cancellare dalla scuola?

Tra associazioni, cooperative e società, i soggetti protagonisti della produzione culturale indipendenti sono molteplici e variegati sia per dinamiche di distribuzione del lavoro che di monetarizzazione dello stesso, alcuni soggetti hanno dipendenti, in altri sono tutti soci, in alcuni i soci hanno tutti lo stesso peso, in altri ciascuno ha un suo peso specifico. Cosa ne pensi? come è organizzata la tua realtà e come credi che sarebbe ottimale che un soggetto che i occupa di produzione culturale fosse organizzato?

Il tema dei modelli organizzativi credo sia uno dei temi centrali per lo sviluppo delle nuove imprese ibride. Stiamo tutti sperimentando e ognuno mi pare proceda per tentativi cercando di capire quale sia la soluzione migliore a fronte di mille variabili (contesto, team, settori di attività). Per semplificare vedo due ordini di problemi: uno formale legato a forme giuridiche inadeguate, mancata tutela dei diritti del lavoro per gli autonomi e asfissia burocratica; l'altro direi più sostanziale ha a che fare con la necessità di sperimentare modelli nuovi per governare l'incertezza, conciliare impatto sociale e dignità del reddito con un piede nel mercato e uno nel "comune". Clac non ha dipendenti e questo ci dà molta autonomia e maggiore semplicità di gestione ma ci espone, come persone, alle carenze del sistema di welfare nei confronti delle partite iva. Ecco un'altra cosa di cui c'è molto bisogno sono nuove forme di mutualismo, non per abdicare a ciò che dallo Stato ci spetta ma per essere complementari e rafforzare i legami sociali tra chi condivide la complessa vita della produzione culturale indipendente!

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